Art Nouveau in Architettura: da Horta a Basile, passando per Gaudì, Mackintosh e Wagner


La prima vera rivoluzione in architettura si attua, tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, con il fenomeno Art Nouveau, che si caratterizza sin dall’inizio come una reazione all’accademismo dell’Ottocento e con un rifiuto degli stili storici. Si fa avanti in architettura il concetto di unità progettuale, come coerenza stilistica tra l’interno e l’esterno.

L’Art Nouveau si configurò come stile ad ampio raggio, che abbracciava i più disparati campi – architettura, decorazione d’interni, gioielleria, mobiliario e tessuti, utensili e oggettistica, illuminazione, arte funeraria, eccetera. Il movimento trae le sue origini dall’ideologia estetica anglosassone delle Arts and Crafts, che aveva posto l’accento sulla libera creazione dell’artigiano, come unica alternativa alla meccanizzazione e alla produzione in serie di oggetti di dubbio valore estetico. L’Art Nouveau, rielaborando questi assunti, aprì la strada al moderno design e all’architettura moderna. Un punto importante per la diffusione di quest’arte fu l’Esposizione Universale svoltasi a Parigi nel 1900, nella quale il nuovo stile trionfò in ogni campo.

L’Art Nouveau, che vede inizialmente come protagonisti Horta e Van de Velde in Belgio, si diffonde con diverse varianti linguistiche in tutta Europa pur presentando una comune matrice, caratterizzata da un esuberante decorativismo fatto di linee sinuose, eleganza e cura dei particolari.

L’Art nouveau si chiamerà i Liberty in Italia, Modernismo in Spagna, Modern Style in Inghilterra, Jugendstil in Germania e avrà in alcune singole personalità dei referenti precisi. A Londra, vedremo emergere la figura di Mackintosh, a Parigi di Hector Guimard, a Bruxelles si distingueranno gli architetti Horta e Van De Velde, e in Catalogna Gaudì, genio isolato, che produsse opere dal carattere definibile proto-espressionista.

Van de Velde vide nella linea uno strumento di espressione anche psicologico. Giocò con esse, determinando i caratteri stessi degli ambienti da lui proposti. Nel 1895 curò personalmente la sistemazione dello storico negozio di Parigi dal nome: “L’Art Nouveau” dal quale il movimento prese il nome nel 1914. Egli partecipo’ all’expo di Colonia con il Werkbund Theater. Il Teatro del Werkbund, andato distrutto, presentava linee sinuose che, nel concetto dell’autore, dovevano essere linee forza aderenti alla identità di chi le aveva disegnate. Van de Velde, infatti affermava che “la linea trasmette la forza e l’energia di ciò che l’ha tracciata”. Impegnato nella ricerca del ruolo dell’arte nella società, si pose tra la poetica dell’Art Nouveau e le architetture espressioniste e rappresentò una figura chiave per gli sviluppi successivi di questo fortunatissimo movimento artistico.

Gaudì si espresse attraverso un autonomo linguaggio sviluppando concetti a dir poco unici. Difficile stabilire un confine tra la sua vita personale e l’impeto artistico, tra l’impegno tecnico nel lavoro e il suo carattere altamente spirituale. Audaci invenzioni caratterizzano le opere di questo straordinario architetto che realizzò architetture che a buon diritto si possono classificare tra le più belle opere del secolo. Egli riteneva un limite dell’architettura moderna, il dover mantenere l’ideazione dell’oggetto architettonico all’interno della sfera dell’utile. Promosse un’arte completamente irrazionale, alla quale potesse seguire una tecnica geniale. Il suo maggiore impegno fu la Sagrada Familia, ancora in costruzione, dove egli espresse tutta la sua poetica architettonica mista ad una personalissima tensione religiosa. Mirò ad un’arte “sacra” nel senso più puro del termine. Per lui, la forma non doveva rivestire l’edificio ma lo doveva addirittura “conformare”. Analogamente il colore doveva far parte della forma immedesimandosi con essa. Il colore sarà un elemento distintivo delle opere di Gaudì, che presentano contrasti cromatici accesi, forme coloratissime, sublimi. L’architettura di Gaudì si pone alla base dell’espressionismo. Basti vedere le forme espresse con infinita libertà compositiva all’interno del Parco Guell, dove la pietra sembra assumere l’essenza delle forme naturali. L’impulso alla creazione viene considerata un dono di Dio, pertanto Gaudì dedica la sua vita alla progettazione di queste opere, che lasceranno un segno indelebile nelle generazioni future, indipendentemente volere dal seguire o no, il suo per altro inimitabile, stile.  Altre opere: Palazzo Guell a Barcellona (1885-89); Casa Blattò a Barcellona (1904-06); Casa Milà a Barcellona (1906-10).

A Vienna opereranno Olbrich (Padiglione della Secessione Viennese a Vienna) e Otto Wagner (Majolika Haus a Vienna; Stazioni della metropolitana a Vienna; Casa del risparmio postale a Vienna).

In Italia spiccherà la personalità di Ernesto Basile, architetto di Palermo che aderì al movimento realizzando opere come Villa Igea, villino Basile, e lo scomparso villino Deliella, per citare solo parte della sua produzione. La volumetria delle architetture, espressa insieme ad un ricercatissimo gusto per la decorazione floreale, fanno di Basile uno dei più originali interpreti del liberty italiano. Altre opere: Villino Florio all’Olivuzza a Palermo; ampliamento Palazzo Montecitorio con l’aula del Parlamento.


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