Architettura Romanica (XI-XII sec.): caratteri generali


La definizione di architettura romanica che la critica ha attribuito alla produzione dell’XI e XII secolo nasce della convinzione ottocentesca del risveglio, successivo al fatidico anno mille, di un’attività costruttiva che riprende in modo libero le forme della tradizione romano-classica, ed insieme crea un linguaggio figurativo nuovo.

Architettura Romanica

I caratteri originali dell’organismo architettonico romanico si basano su una struttura compatta e solida, su pilastri quadrati o compositi, con poche aperture che evidenziano lo spessore dei muri, ed arricchita da una serie di elementi di dettaglio (lesene, nicchie, arcate, ecc.).

L’intero edificio, compresa la navata maggiore, viene coperto con volte, realizzando una totale continuità muraria, che comporta il radicale ripensamento di tutte le strutture di sostegno e condiziona l’intera conformazione dell’edificio alla necessità statica e del materiale.

L’organismo statico-strutturale della chiesa romanica consiste essenzialmente in un sistema atto a consentire la stabilità delle volte della navata maggiore, mediante l’impiego delle controspinte operate dalle navate minori alle quali si aggiungono i carichi molto notevoli (cioè il peso dei muri, dei pilastri e dei contrafforti).

E’ questa la strada che darà origine all’organismo gotico, ma nelle costruzioni romaniche la stabilità resta in ogni caso affidata all’esuberanza degli spessori e alla continuità dei muri perimetrali.

Dal punto di vista tipologico, la copertura a volta dà luogo a tre principale soluzioni dell’organismo:
– quella con navata centrale più alta delle laterali e perciò direttamente illuminata;
– quella con navata centrale di altezza pressapoco uguale a quella della navate laterali e quindi illuminata indirettamente dalla luce proveniente dalle pareti perimetrali;
– quella con matronei sovrapposti alle navate laterali (che a loro volta potevano eguagliare o meno l’altezza della navata centrale).
A questi tipi va aggiunto quello delle chiese ad unica navata.

Gli schemi planimetrici più frequentemente impiegati sono del tipo longitudinale con il coro generalmente orientato ad est. Spesso è presente anche un transetto tra il coro e la navata. Notevole importanza assume anche la cripta, ambiente semisotterraneo posto sotto il presbiterio. Tutti questi elementi fanno parte dell’eredità culturale che l’architettura romanica riceve e rielabora dalla tradizione precedente, come pure le facciate turrite che derivano dal westwerk delle costruzioni carolingie e ottoniane, dando luogo a facciate a tre torri, a due torri ed ad una sola torre sull’asse.

Il panorama storico in cui si inquadra il processo di formazione e di sviluppo dell’architettura romanica fa riferimento alla nuova situazione dell’Europa occidentale, con la fine del periodo di saccheggi e rapine che avevano caratterizzato il IX secolo, dopo lo stanziamento dei Normanni e la fondazione del ducato di Normandia (912).

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FONTI:
- Lineamenti di Storia dell’Architettura, Sovera.
- Immagini e foto tratte da internet.


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